Claudio racconta Silvio che canta

Fonte: “Il Riformista

di Luca Mastrantonio

Lui è Claudio Baglioni, l’aedo italiano dell’amore sentimentale, ma per i suoi fan è semplicemente Claudio. Come se fosse un vecchio compagno di scuola, un eterno ragazzo. Come Silvio Berlusconi, che per i suoi fedelissimi è, semplicemente, Silvio. Nomi propri di persona, per antonomasia. In comune, hanno anche la passione per la musica: Silvio per diletto, forse per noia, Claudio per professione. Godono di reciproca stima, anche se la vera fan di Claudio è Marina, la figlia di Silvio. Claudio ha perso fiducia nella politica («non ho ancora capito qual è il vero giornale del Pd, che confusione»), ma riconosce prontezza e presenza di spirito in Silvio. «Quando ho chiesto aiuto ai politici, a tutti, per la fondazione O’Scia – racconta al Riformista, in merito ai concerti di Lampedusa, isola di sbarchi clandestini – Berlusconi mi ha chiamato per primo, dopo mezz’ora: mi disse “lei non lo sa ma facciamo lo stesso mestiere”. Io gli ho detto che non sapevo di fare il presidente del Consiglio e lui ha risposto che si riferiva alla musica, che siamo due cantanti». E come canta? «Bene, è intonato, stile chansonnier francese, anche per il vezzo di anticipare. Verrebbe da dire, tecnicamente, che ruba il tempo, ma forse suona male». L’ha sentito dal vivo? «Sì, a casa sua, dove mi ha invitato per parlare di O’Scià. Ha cantato Que reste-t-il de nos amours, poi Dans mon île e Pigalle. Alla fine, ci siamo salutati dandoci del tu. Lui mi ha detto: “Comunque, io mi chiamo Silvio”. E io gli ho risposto: “Ed io Claudio”».

Incontriamo Claudio, Baglioni, all’Auditorium di Roma, lunedì scorso, seconda data della tappa romana dello spettacolo Q.P.G.A., rivisitazione originale del suo celebre concept album del ’72: Questo piccolo grande amore. Lo spettacolo è un disco, doppio, (Sony-Bmg), arricchito da un video e approfondito attraverso un libro (da Baglioni derivano i Moccia e le cine-notti prima degli esami).

In quest’opera ci sono tutti i big italiani. Sembra Pavarotti & friends.
Sono rimasto sorpreso dalle adesioni, perché fare una piccola parte nel disco di un altro è sintomo di grande umiltà. Incuriosisce l’assenza di De Gregori, suo amico e complice. In effetti abbiamo anche condiviso la contestazione ai concerti. Ho ospitato Francesco dopo il Palalido, dove lo processarono sul palco e gli dissero di suicidarsi. Pensava che il suo pubblico fosse intonato alle sue canzoni, aveva 25 anni, entrò in un tunnel di depressione. A me è successo più tardi, una cosa più leggera: 300 persone mi contestarono a un concerto per Amnesty. Francesco, e per questo non c’è nel disco, è diventato sempre più riservato. Non l’ho neanche chiamato, non volevo metterlo in condizione di dire di no. Lui è così, aristocratico, dice che viene solo se siamo io e lui da soli. Tra l’altro, ci siamo conosciuti attraverso una lite. Lui sul Mucchio selvaggio disse che io facevo canzoni che parlavano di un mare tranquillo e tranquillizzante, allora io risposi su Tv, sorrisi e canzoni che lui scriveva Buonanotte fiorellino. Poi ci siamo incontrati, rossi in faccia, di vergogna, perché non siamo due aggressivi, nella sua casa di Trastevere, e siamo diventati amici.

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Lady Gaga e Dita von Teese volano a Sanremo

Fonte: “Il Giornale

Milano – Però se ne parlerebbe dappertutto: Lady Gaga al Festival di Sanremo, televisioni scatenate in tutto il mondo. Ovunque vada (vedi ad esempio all’X Factor inglese) lei inscena una performance unica e irripetibile: ballerini, scenografia, costumi tutti nuovi di pacca. Così è diventata la popstar dell’anno. E così però crea enormi problemi a tutti gli organizzatori degli eventi perché, insomma, per ogni ospitata si rischia di pagare un conto lungo da qui a lì. In ogni caso, ci sono trattative in corso tra il suo management, la sua casa discografica Universal e la Rai e mica è così improbabile che lei arrivi davvero all’Ariston. Sarebbe una botta di glamour, non solo di pop. Chi invece porterebbe una ventata di stile vintage e sofisticato è Dita von Teese, una delle icone fashion degli ultimi anni, ex spogliarellista, fotomodella dalla pelle d’avorio, autentico simbolo di quel burlesque parodistico e sensuale, figlio minore del vaudeville e nipote lontano della clownerie, che lei ha contribuito a togliere dal baule dei ricordi. Sarebbe protagonista di una serata in stile Moulin Rouge, piena di ventagli, piume e soprattutto ballo. Vedremo. Intanto corrono anche le trattative (lo conferma l’agilissima agenzia AdnKronos) per portare all’Ariston Susan Boyle.
Lì per lì il nome dirà poco a chi non è appassionato di musica: ma è la cantante che nel 2009 ha venduto più dischi e, soprattutto, lo ha fatto più velocemente, visto che in poche settimane il suo cd I dreamed a dream ha contabilizzato circa sette milioni di copie, ha trascorso tutto dicembre al primo posto della classifica americana ed è ancora lì, davanti a Mary J. Blige e all’inamovibile Andrea Bocelli. In poche parole, lei è la nuova cenerentola del pop: non era nessuno, ha partecipato a Britain’s got talent e boom: è diventata una stella che in questo momento vende più dischi di tutti. Insomma, l’Inghilterra si è commossa di fronte a questa quasi cinquantenne rotondetta e molto sgraziata che piace a un pubblico anagraficamente più alto (difatti lei è forte sui cd, meno sul download, tradizionalmente roba da giovani) ma che ha l’indubbio appeal di una storia vera: dopo una vita emarginata senza lavoro (ha fatto solo l’apprendista cuoca per qualche tempo) e con tanto volontariato, grazie a una voce completa e fluida ha realizzato il sogno di sempre rispondendo a chi la prendeva in giro chiamandola «Susie the simple», ossia Susie la bonacciona. Arrivasse al Festival, sarebbe un simbolico schiaffo a tanti concorrenti di talent show che a vent’anni scarsi si atteggiano da artisti, si offendono alla prima critica e poi spariscono nel buio dopo poche puntate.
Comunque sia, queste trattative, per quanto volatili e magari passeggere, confermano la volontà del Festival di essere una fotografia il più completa possibile della musica che gira intorno.
E anche la serata del giovedì, che si intitolerà «Quando la musica diventa leggenda» per celebrare i sessant’anni di Sanremo, sarà probabilmente il florilegio di quanto di meglio le classifiche oggi sappiano produrre. E quindi, oltre alla già annunciata Elisa, ieri l’AdnKronos anticipava il nome di Claudio Baglioni (ricordiamo anche la non certezza della cosa secondo quanto dichiarato dal Management dello stesso Claudio Baglioni, NDR.), che è da settimane ai primi posti con il cd Qpga: saranno due degli otto artisti che reinterpreteranno la canzone sanremese che più hanno amato tra le centinaia sfilate in tutte queste edizioni. A presentarli, potrebbe essere Pippo Baudo che, tra l’altro, festeggia una carriera lunga solo dieci anni meno del Festival: cinquant’anni, accidenti. Per il resto, il cast in gara è ormai stato annunciato e ha sorpreso positivamente tanta critica. Mancano i sei giovani di Sanremo Nuova generazione che si aggiungeranno ai due (Romeus e Jacopo Ratini) già selezionati attraverso SanremoLab. Gli iscritti (tra i quali c’è anche Cristel Carrisi, la figlia di Albano e Romina che si è presentata senza segnalare il cognome) sono quasi mille e sabato i quaranta finalisti saranno convocati dalla Sanremo Academy del direttore artistico Gianmarco Mazzi (e composta da Massimo Cotto, Gigio D’Ambrosio, Mariolina Simone e Andrea Lo Vecchio). Poi il 12 arriveranno i nomi decisivi. «Quando si fa una ricerca così allargata, arriva un po’ di tutto, anche cose dilettantesche – ha detto ieri Mazzi – ma se guardiamo alla parte “alta”, c’è grande qualità». In poche parole, a un mese e mezzo dall’inizio, siamo alla stretta finale e, guarda un po’, questa volta il Festival arriverà all’Ariston con meno fiatone del solito.

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Sanremo: Management Baglioni, nessuna certezza su festival

Fonte: “Adnkronos

Roma, 4 gen. – (Adnkronos) – Il management di Claudio Baglioni frena sulla possibile partecipazione dell’artista alla serata dei ‘miti’ del festival di Sanremo. L’eutourage del cantante dichiara, infatti, che “al momento non e’ previsto alcun tipo di partecipazione dell’artista al Festival di Sanremo”. In realta’ -a quanto apprende l’ADNKRONOS- la trattativa con la Rai e’ piu’ che avanzata ma probabilmente nulla ancora e’ stato messo per iscritto in un contratto.

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Anticipazioni Sanremo 2010, Susan Boyle tra gli ospiti?

Fonte: “DGMag

A poco più di un mese all’inizio di Sanremo 2010 cominciano a trapelare i nomi degli ospiti contattati dalla produzione del Festival.

Ormai quasi certa la presenza di Elisa e Claudio Baglioni che saranno tra le 8 star della musica italiana e internazionale che animeranno la serata di giovedì 18 febbraio e che sarà chiamata “quando la musica diventa leggenda”: durante questa serata otto grandi artisti sceglieranno e reinterpreteranno la canzone da loro più amata tra tutte quelle presentate in 59 edizioni di Sanremo.

Pare inoltre sul punto di essere firmato il contratto per portare al Teatro Ariston come superospite internazionale Susan Boyle, la cantante scozzese lanciata dalla terza edizione di Britain’s got talent, da molte settimane al primo posto in classifica negli Usa con oltre 7 milioni di copie vendute in un mese per il suo album d’esordio I dreamed a dream.

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Sanremo: Elisa, Claudio Baglioni e Susan Boyle verso l’Ariston

Fonte: “IGN

Roma, 4 gen. (Adnkronos) – Elisa e Claudio Baglioni viaggiano a vele spiegate verso la terza serata del Festival di Sanremo. I due, entrambi ai primi posti delle classifiche con i rispettivi nuovi album ‘Heart’ e ‘Q.P.G.A.’, saranno tra le 8 star della musica italiana e internazionale che animeranno la serata di giovedi’ 18 febbraio della kermesse. La terza serata del 60° Festival, infatti, sara’ dominata dall’evento intitolato “quando la musica diventa leggenda” che vedra’ otto grandi artisti scegliere, arrangiare e reinterpretare la canzone da loro piu’ amata, tra tutte quelle presentate in 59 edizioni di Sanremo. Ancora impossibile pero’ sapere quali brani Elisa e Baglioni sceglieranno di far rivivere sul palco dell’Ariston. E mentre il direttore artistico Gianmarco Mazzi lavora per chiudere con altri 6 ‘miti’ della musica per celebrare degnamente il 60° anniversario del festival, prende sempre piu’ consistenza -a quanto apprende l’ADNKRONOS- anche la trattativa per portare al Teatro Ariston come superospite internazionale Susan Boyle, la cantante scozzese lanciata dalla terza edizione di ‘Britain’s got talent’ che e’ diventata in poc tempo una superstar mondiale, da molte settimane al primo posto in classifica negli Usa con oltre 7 milioni di copie vendute in un mese per il suo album d’esordio ‘I dreamed a dream’ (il piu’ venduto del 2009).

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L’anima triste di un pagliaccio, Zorama tenta Sanremo

Fonte: “Pubblica Articoli .com

Zorama, un nuovo brano per tentare Sanremo.

S’intitola “L’anima triste di un pagliaccio”, il nuovissimo brano del cantaurocker o darkautore, così come qualche giornalista alcuni mesi fa lo ha definito.
La canzone di Zorama, che farà parte del suo futuro album attualmente ancora in fase di pre-produzione, si presenta con un telaio musicale di forte impatto rock, a tratti nu-metal e con un’area vagamente nordeuropea, in stile Gotik-Dark. Il testo è di notevole fattura, recita di un pagliaccio che a fine carriera affronta il bilancio della sua esistenza, preso tra tagli di coscienza e lacerazioni dell’anima. Il finale sarà tragico. Al brano han preso parte i musicisti: Andrea Palazzo alla chitarra elettrica, Davide Ferrante alla batteria, Saughelli al basso e Roberto Zimmermann alle tastiere ed agli arrangiamenti. Zorama, invece, oltre ad aver scritto e composto il brano, ne ha curato anche l’armonizzazione. Ma vi diamo il link per poter ascoltare ed eventualmente votare: CLICCATE QUI

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Ecco i nomi dei 16 big partecipanti a Sanremo 2010

Fonte: “Comunicati-Stampa.net

I big scelti per Sanremo 2010 sono passati da 14 a 16 per via della qualita’ dei brani. Saranno in gara dal 16 al 20 Febbraio. Ecco gli altri nomi ammessi e qualche riflessione.

La commissione esaminatrice, guidata dalla conduttrice Antonella Clerici e dal direttore artistico Gianmarco Mazzi, ha annunciato ieri l’elenco completo degli “artisti” in gara, proponendo alla Rai la richiesta, peraltro accolta, di portare il numero dei partecipanti da 14 a 16, considerata l’originalità delle canzoni presentate.

‘Sono sorprendenti’, afferma Mazzi, ‘faranno parlare ed emozioneranno, abbiamo lavorato per portare sul palco del Festival alcune delle più belle espressioni della nuova musica italiana insieme ad artisti che hanno fatto la storia di questa manifestazione’.

Alcuni pronostici della vigilia sono stati rispettati. Irene Grandi si presenta con “La cometa di Halley” e per lei questa partecipazione potrebbe rappresentare l’occasione di prendersi una bella rivincita dopo l’esclusione determinata dalla commissione sanremese di due anni fa di “Bruci la città”, il suo singolo, guarda caso, più venduto.

Piaceranno ai più giovani gli artisti dei talent show: Marco Mengoni, che non ha ancora scelto il brano, visto che il posto a Sanremo gli tocca di diritto, Noemi con “Per tutta la vita” e Valerio Scanu con “Un attimo con te”.

A loro si aggiungono i Sonhora, con “Baby”, una ballata rock, un passo avanti rispetto alle sonorità pop del loro primo album, il bestseller “Liberi da sempre”.
Poi, Arisa, la rivelazione dell’anno scorso e Malika Ayane con un brano scritto da lei assieme a Pacifico “Ricomincio da qui.

Per il pubblico più tradizionale ci saranno il redivivo Toto Cotugno, Nino D’Angelo con “Jammo j…” uno ‘spot per il sud’.
Tra le sorprese, anche se la notizia era già circolata, la presenza del principe Emanuele Filiberto, in coppia con Pupo e al tenore Canonici, con una canzone, in cui reciterà, intitolata “Italia amore mio”.

C’è molta attesa per l’accoppiata inedita Nomadi/ Irene Fornaciari con “Il mondo piange”, scritta appositamente da Zucchero.
Per la canzone d’autore, ottime le presenze di Morgan, di Enrico Ruggeri e Simone Cristicchi con “Meno male”, nel quale ironizza su Carla Bruni.

Non mancheranno le polemiche, ed ecco rispuntare nuovamente Povia, che dopo “Luca era gay”, ci riprova a suscitare un po’ di polverone con una canzone dedicata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro.

Esclusa invece Asia Argento, che puntava a partecipare con ”Mentre”, in coppia con Roberto Kunstler. Chi invece non si aspettava di entrare è Fabrizio Moro: ‘Non ci speravo più di tanto, non pensavo che avrebbero accettato la mia canzone’, afferma il vincitore nella sezione Giovani 2007 con il brano anti-mafia “Pensa” e terzo posto nella edizione del 2008. Il suo pezzo, ‘Non è una canzone’, è ‘uno sfogo per manifestare la voglia di riprenderci in mano la nostra vita, un inno alla libertà, una critica all’attuale sistema politico, economico, culturale e poetico’.

Tra i superospiti, si fa insistentemente il nome di Susan Boyle, la vocalist scozzese che ha trionfato nel reality “Britain’s got talent”, polverizzando i record di vendite con il suo cd “I dreamed a dream”. C’è chi vocifera sulla presenza di Michael Bublé, Sade (a febbraio 2010 pubblicherà, dopo anni di assenza dalle scene, il nuovo album, “Soldier of love”), Elisa, Claudio Baglioni, Gianna Nannini, Massimo Ranieri, Ligabue, Antonello Venditti e perfino Charles Aznavour.

Tra i giovani che aspirano a Sanremo, spiccano le presenze di Momo, del messinese Aldo D’Agostino, La Fame di Camilla, Manuel Auteri, Letizia Contadino, Studio 3, Eugenio Solla, vincitore dell’ultima edizione del “Premio Mia Martini”.

Link: www.chezmimi.it

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Sanremo, “minestrone” big: Pupo, Arisa, Noemi, Morgan

Fonte: “Leggo

Antonella Clerici è soddisfatta del cast di Sanremo 2010, “effervescente e di qualità”. Il festival compie 60 anni “ma non li dimostra”, osserva la bionda conduttrice, che parla di “artisti di talento, belle canzoni e grandi ospiti”. Marco Mengoni, Noemi e Valerio Scanu, lanciati da X Factor e da Amici, e i Sonhora, piaceranno ai più giovani; Toto Cutugno, Nino D’Angelo e i Nomadi (con Irene Fornaciari) al pubblico di una certa età. Tra le sorprese, anche se la notizia era già circolata, la presenza di Morgan e del principe Emanuele Filiberto in coppia con Pupo. All’Ariston rivedremo anche Enrico Ruggeri, Fabrizio Moro, Malika Ayane (con un brano scritto insieme a Pacifico), Irene Grandi, Arisa e Simone Cristicchi. “Le canzoni sono sorprendenti, faranno parlare ed emozioneranno – dice il direttore artistico Gianmarco Mazzi – abbiamo lavorato per portare sul palco del Festival alcune delle più belle espressioni della nuova musica italiana insieme ad artisti che hanno fatto la storia di questa manifestazione”. Forse per questo i nomi sono passati dai 14 annunciati a 16. Per assicurare la giusta dose di polemiche, ecco rispuntare Povia che, dopo ‘Luca era gay’ proporrà una canzone dedicata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro. La Grandi, dopo la clamorosa esclusione nel 2007 di Brucia la città, il suo singolo più venduto in assoluto diventato poi un successo di pubblico e di critica, potrebbe avere la sua rivincita. Esclusa invece la ex di Morgan, Asia Argento, che puntava a una trasferta sanremese con un brano, ‘Mentre’, in coppia con Roberto Kunstler. Chi invece non si aspettava di entrare è Fabrizio Moro: “Non ci speravo più di tanto, non pensavo che avrebbero accettato la mia canzone”, dice il vincitore nella sezione Giovani 2007 con il brano anti-mafia Pensa. Il suo brano, ‘Non è una canzone’, è “uno sfogo per manifestare la voglia di riprenderci in mano la nostra vita, un inno alla libertà, una critica all’attuale sistema politico, economico, culturale e poetico”. Per festeggiare i 60 anni del Festival, l’idea è quella di organizzare una sorta di ‘open party’, lasciando la massima apertura agli autori e agli interpreti stranieri, alla canzone in dialetto, agli artisti che non hanno una casa discografica e dando la possibilità dei ragazzi della categoria ‘Sanremo Nuova generazionè di pubblicare online, da subito, i loro brani. Una grande festa, soprattutto televisiva, sulla quale però Nino D’Angelo, in gara con Jammo j…, “uno spot per il Sud”, nutre dei dubbi: “Alla fine a Sanremo della vera musica non gliene frega niente. Emanuele Filiberto è una cosa televisiva, che con la musica non c’azzecca”. E aggiunge: “È giusto portare i giovani, per svecchiare il festival, ma devono avere talento. Sanremo non deve essere come X Factor o Amici, altrimenti è inutile farlo”.

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Ma piace davvero un Festival così?

Fonte: “Repubblica

di Gino Castaldo

SANREMO – A compensare l’ imprevista assenza di Phil Collins, la direzione ha pensato bene di sostituirlo con Angela Maria col suo gruppo di sombreri, tanto per esasperare sempre di più il tono folkloristico della carrellata finale del festival. Il clima plastificato e irreale della rassegna non aveva mai raggiunto tali abissi di vuoto. Sta di fatto che la breve, ma intensa, performance di Claudio Baglioni è sembrata un’ apparizione celeste. Abbiamo tutti provato lo shock di ascoltare un cantante che osava cantare dal vivo, addirittura variando il fin troppo conosciuto tema di Piccolo grande amore, con coraggio e tensione, senza paura di confrontarsi col gotha degli stranieri con tutte le certezze di look e playback. Questo dovrebbe far riflettere gli organizzatori del festival. Forse non ci vorrebbe molto a mettere in piedi qualcosa di appena appena più vivo. Ma a questo punto non si può nascondere il sospetto che agli organizzatori il Festival vada bene proprio così com’ è. Il festival di Sanremo è ormai un trampolino di lancio per i prodotti di Freddy Naggiar, padrone della piccola ma potentissima Baby records. Tutto è finalizzato a questo abile industriale di fronte al quale si inchinano grosse e potenti aziende discografiche. Come al solito sono stati massacrati i pochi buoni prodotti della rassegna: Eugenio Finardi (Vorrei svegliarti) e Mimmo Locasciulli (Buona fortuna) hanno dovuto contendersi a colpi di poche decine di voti lo scarto tra il 18 e 19 posto. Peggio ancora è andata a Zucchero con la sua graziosa, anche se copiata, Donne: un secco 21 posto. Poco meglio è andato il Banco, piazzando Grande Joe al 15 posto. Le poche sorprese, rispetto agli scontati piazzamenti di Ricchi e Poveri e Gigliola Cinquetti, sono ancora più scoraggianti, prima fra tutti l’ inquietante exploit del giovanissimo Luis Miguel (ma non sarà, come il giovane Harnold, un signore maturo con problemi di crescita?), e per certi versi anche il 6 posto di Eros Ramazzotti, che ora sembra voler rinverdire la fulgida tradizione romana di Claudio Villa. Tutti gli anni (ma non c’ è mai limite per peggiorare) ci si ritrova a domandarsi come sia possibile ottenere così poco, avendo a disposizione un potenziale enorme. E si sente in pieno la decadenza di questa tanto osannata rinascita sanremese, salutata con gioia da un’ industria che ne aveva un disperato bisogno. In realtà, i contenuti artistici decrescono in modo inversamente proporzionale all’ attesa che si crea intorno alla manifestazione. Peggio ancora per la sezione giovani, unica importante occasione rimasta in Italia per poter far emergere dei nuovi talenti: ma se la nuova stella della nostra canzone deve essere Cinzia Corrado, vuol dire che c’ è qualcosa che non funziona. L’ alibi è sempre lo stesso: i 20 milioni di telespettatori. Peccato che le cifre non riportino anche i commenti di questo sterminato pubblico che ha seguito il festival.

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Se questi sono i giovani…

Fonte: “Repubblica

di Gino Gastaldo

SANREMO – Ma dove li va a pescare la Demoskopea questi trecento giovanotti che hanno scelto i finalisti della sezione giovani? Come pura coincidenza statistica devono essere capitati nel mucchio almeno tutti i parenti e gli amici di Cinzia Corrado e tutto il casato Carnacina, per giustificare scelte così assurde e improbabili. Sta di fatto che sono cadute, per incanto, proprio le quattro-cinque cose che avevano almeno rispettato un minimo di dignità formale. Nella piccola, deprimente carrellata di replicanti (copie conformi di Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante e perfino Barbra Streisand che abbiamo visto nella seconda serata del festival) era stato notato positivamente, ad esempio, Roberto Kunstler con Saranno i giovani, pezzo scritto in collaborazione con Mimmo Locasciulli. Niente per cui strapparsi i capelli, ma era sembrato l’ unico personaggio autentico, con qualcosa da dire, e soprattutto con un possibile futuro nel campo della nuova canzone. Ma è stato bocciato senza pietà. Buona anche l’ esibizione di Mango con Il viaggio, canzone non eccezionale, ma che almeno dimostrava il talento del personaggio, oltretutto di età non proprio verdissima. Ma anche per Mango non c’ è stato niente da fare. Passabile, se non altro per un fatto di simpatia, la presenza di Rodolfo Banchelli, ex campione di rock’ n’ roll acrobatico. I giurati, particolarmente crudeli, non si sono impietositi neanche di fronte al fatto che per il giovane toscano si trattava del secondo tentativo a questa manifestazione. Dovendo proprio scegliere, era anche inevitabile promuovere gli Champagne Molotov, gruppo già parzialmente noto per essere stato il gruppo di accompagnamento di Enrico Ruggeri e forse una stentata sufficienza sarebbe potuta toccare anche a Silvia Conti con Luna nuova e a Laura Landi con Firenze, piccoli particolari che almeno è una bella canzone firmata dalla coppia Minghi-Chiocchio. E invece niente, gli otto finalisti, con l’ eccezione di Cristiano De Andrè che meritava ampiamente la promozione, sono l’ ennesima beffa di questo mediocre festival. Cinzia Corrado è la barzelletta più ricorrente dietro le quinte del teatro Ariston. Antonella Ruggiero ha lasciato sgomenta la platea e la sua presenza era sembrata più che altro uno sbaglio, un disguido. E si potrebbe continuare. Se i trecento giovani scelti dalla Demoskopea per le votazioni sono una campionatura statistica che riflette realmente i gusti dei giovani, è meglio tornarcene tutti a casa. Tutto sommato preferiamo immaginare che sia tutto un pateracchio, il che almeno darebbe un senso logico al tutto. Dunque anche la sezione giovani del festival finisce per essere un trionfo del sottobosco canzonettistico, di chissà quale periferia manageriale. Ancora più clamoroso il divario con gli stranieri, al momento i veri trionfatori di questo festival. Arrivano con pezzi già noti, con immagini collaudatissime e ci ricordano con tristezza l’ arrogante superiorità del pop anglosassone. Nella seconda serata, la sfilata dei boss d’ oltralpe è stata impietosa per la nostra musica leggera: Bronski Beat, Frankie Goes To Hollywood, e al culmine della serata i Duran Duran, detti un tantino impropriamente gli eredi dei Beatles, conquistatori, nell’ ordine, del pubblico inglese, poi in modo clamoroso di quello americano e, infine, di quello europeo, con l’ appendice Italia che si sta inchinando senza riserve di fronte ai cinque del gruppo. Il loro ultimo 45 giri, Wild boys è uno dei più brutti che abbiano mai realizzato, ma non significa nulla, l’ aura che li circonda copre anche i suoni. Se il rapporto di mercato tra prodotti stranieri e italiani sta assumendo proporzioni allarmanti non c’ è niente di sorprendente. Non è certo un festival di Sanremo così impostato che potrà arginare questa tendenza.

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