Ma piace davvero un Festival così?


Fonte: “Repubblica

di Gino Castaldo

SANREMO – A compensare l’ imprevista assenza di Phil Collins, la direzione ha pensato bene di sostituirlo con Angela Maria col suo gruppo di sombreri, tanto per esasperare sempre di più il tono folkloristico della carrellata finale del festival. Il clima plastificato e irreale della rassegna non aveva mai raggiunto tali abissi di vuoto. Sta di fatto che la breve, ma intensa, performance di Claudio Baglioni è sembrata un’ apparizione celeste. Abbiamo tutti provato lo shock di ascoltare un cantante che osava cantare dal vivo, addirittura variando il fin troppo conosciuto tema di Piccolo grande amore, con coraggio e tensione, senza paura di confrontarsi col gotha degli stranieri con tutte le certezze di look e playback. Questo dovrebbe far riflettere gli organizzatori del festival. Forse non ci vorrebbe molto a mettere in piedi qualcosa di appena appena più vivo. Ma a questo punto non si può nascondere il sospetto che agli organizzatori il Festival vada bene proprio così com’ è. Il festival di Sanremo è ormai un trampolino di lancio per i prodotti di Freddy Naggiar, padrone della piccola ma potentissima Baby records. Tutto è finalizzato a questo abile industriale di fronte al quale si inchinano grosse e potenti aziende discografiche. Come al solito sono stati massacrati i pochi buoni prodotti della rassegna: Eugenio Finardi (Vorrei svegliarti) e Mimmo Locasciulli (Buona fortuna) hanno dovuto contendersi a colpi di poche decine di voti lo scarto tra il 18 e 19 posto. Peggio ancora è andata a Zucchero con la sua graziosa, anche se copiata, Donne: un secco 21 posto. Poco meglio è andato il Banco, piazzando Grande Joe al 15 posto. Le poche sorprese, rispetto agli scontati piazzamenti di Ricchi e Poveri e Gigliola Cinquetti, sono ancora più scoraggianti, prima fra tutti l’ inquietante exploit del giovanissimo Luis Miguel (ma non sarà, come il giovane Harnold, un signore maturo con problemi di crescita?), e per certi versi anche il 6 posto di Eros Ramazzotti, che ora sembra voler rinverdire la fulgida tradizione romana di Claudio Villa. Tutti gli anni (ma non c’ è mai limite per peggiorare) ci si ritrova a domandarsi come sia possibile ottenere così poco, avendo a disposizione un potenziale enorme. E si sente in pieno la decadenza di questa tanto osannata rinascita sanremese, salutata con gioia da un’ industria che ne aveva un disperato bisogno. In realtà, i contenuti artistici decrescono in modo inversamente proporzionale all’ attesa che si crea intorno alla manifestazione. Peggio ancora per la sezione giovani, unica importante occasione rimasta in Italia per poter far emergere dei nuovi talenti: ma se la nuova stella della nostra canzone deve essere Cinzia Corrado, vuol dire che c’ è qualcosa che non funziona. L’ alibi è sempre lo stesso: i 20 milioni di telespettatori. Peccato che le cifre non riportino anche i commenti di questo sterminato pubblico che ha seguito il festival.

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