“Live Aid” ovvero il potere del rock


Fonte: “Repubblica

di Gino Castaldo

Senza dubbio il 1985 della musica pop verrà ricordato come l’ anno di Live Aid, ovvero il momento in cui il rock ha preso coscienza del suo enorme potere. Tutto è cominciato alla fine dell’ anno scorso, quando l’ èlite del nuovo rock inglese ha deciso di realizzare un disco in favore delle popolazioni colpite dalla fame in Etiopia (Do they know it’ s christmas). Da allora c’ è stata una progressione geometrica che ha portato rapidamente all’ analoga iniziativa americana (We are the world) e poi al gigantesco concerto del 13 luglio, trasmesso in diretta in ogni angolo del mondo. Un buon modo per festeggiare un importante anniversario del rock, che proprio trent’ anni fa urlava al mondo la sua fragorosa nascita col selvaggio bacino roteante di Elvis, e soprattutto di mostrare nel modo più netto l’ indiscutibile maturità raggiunta dalla cosiddetta musica giovanile sia sul piano artistico (e la maratona di Live Aid l’ ha dimostrato in modo perentorio), sia sul piano della coscienza civile. E’ stato il rock, seppure per una giornata, l’ unico linguaggio capace di trasformare il mondo in un unico sterminato villaggio, per l’ appunto il villaggio globale prefigurato dai teorici delle comunicazioni di massa, forse un preludio di una forma di spettacolo che si ripeterà in futuro. Per la prima volta, i musicisti hanno avuto la consapevolezza dell’ enorme potenziale che il rock ha accumulato in tutti questi anni, perfino con una certa arroganza, come traspare dalle parole di Sting (altro grande protagonista del 1985 col suo disco The dream of blue turtles, e la trionfale tournèe mondiale): “Con “Live Aid” siamo riusciti a dimostrare che i media possono essere usati a fin di bene. Abbiamo anche imparato ad ignorare il sistema politico. In effetti lo abbiamo contestato, in quanto questo sistema è stato incapace di affrontare il problema della fame”. Comunque sia, Live Aid ha creato una vera e propria febbre. In un susseguirsi di iniziative si sono mobilitati artisti di ogni paese, dagli ultraconservatori tipo Iglesias agli stessi africani, dall’ Italia (dove è stato realizzato un Volare che stupisce alcuni tra i più noti protagonisti della nostra canzone) fino ai paesi dell’ Est. E il gioco continua in questi ultimi scorci dell’ anno, ma questa volta scagliato con più durezza contro il regime razzista del Sudafrica. L’ idea nasce da una proposta del chitarrista Steve Van Zandt e si intitola Sun city, anch’ esso un brano interpretato da un collettivo, con molti grossi nomi del rock, da Springsteen a Lou Reed, da Dylan a Miles Davis. Chiusa questa parentesi, possiamo dire che il personaggio dell’ anno è stato certamente Bruce Springsteen, l’ ultimo dei grandi eroi del rock’ n’ roll. Il suo disco, Born in the Usa è letteralmente esploso in tutto il mondo (solo in America ha venduto 8 milioni di copie) e il tour europeo ha confermato le sue incredibili doti di trascinatore in concerto. Altro personaggio di grande rilievo è stato Sting, che è riuscito a imporre a livello di massa un rock colto e raffinato e, sul piano meramente discografico, Prince, il cui album Around the world in a day è uno dei lavori più affascinanti di questi mesi. Per quanto riguarda le donne, il personaggio che ha dominato il 1985 è stato Madonna, un fenomeno esploso in America e che per ora ha solo lambito l’ Italia. E in Italia? Ahimè, il festival di Sanremo ha incoronato i Ricchi e Poveri e ha confermato il pessimo stato della nostra industria discografica, con produzioni scadenti e una generale incapacità ad uscire da una crisi che ormai l’ attanaglia senza apparenti vie d’ uscita. Caso a parte fanno i grossi nomi della canzone d’ autore, il cui rapporto con l’ industria è di sempre maggiore autonomia. Anche nel 1985 hanno realizzato dei buoni dischi, ma è sempre più netta la sensazione di una crisi generazionale, di identità e di ruolo. De Gregori (con Scacchi e tarocchi) ha reagito cercando di recuperare le radici e quel senso di realtà tipico dei cantautori degli anni 70; per Pino Daniele una pausa di riflessione alla ricerca della buona musica e di stimolanti incontri con musicisti stranieri; Battiato, traducendo le sue canzoni in inglese, ha tentato la strada del mondo anglosassone; Vecchioni si è rifugiato in intimità e piccole storie, e si potrebbe continuare. Chi, invece, non sembra soffrire alcuno smarrimento è Claudio Baglioni. Per quanto riguarda il panorama italiano, il 1985 è stato il suo anno. Il disco ha superato le ottocentomila copie, cifra da record, almeno in questi tempi di vacche magre, e ha portato la sua musica dal vivo in un trionfo inarrestabile. Dal canto loro i teenager nostrani sembrano sempre più decisi a ricreare le più esasperate forme di divismo, e per tutto questo anno le riviste musicali hanno aumentato le tirature pubblicando a ripetizione foto dei Duran Duran, Spandau Ballet e Wham.

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