Baglioni: la mia musica dal cuore del Petruzzelli per rompere il silenzio


Fonte: “Corriere della sera

Il concerto in diretta su Raiuno sabato prossimo «Perché il teatro di Bari sia simbolo di rinascita»

di Claudio Baglioni

L’ INTERVENTO – Dopo un silenzio lungo dieci anni, alla vigilia dell’ Epifania, una costellazione di note si fermerà sulla verticale di uno dei più bei luoghi per l’ arte del nostro Paese: il teatro Petruzzelli di Bari. Un segno, un simbolo, epifania di un incontro ideale tra due universi uniti e non separati da quel mare che, una volta, chiamavamo «nostrum». Nulla è casuale: la data, la città, il teatro. La città è Bari, perché la sua storia e la sua geografia ricordano che le gambe corte non le hanno solo le bugie, ma anche la memoria: che allontana dalla verità più di mille bugie. Se Bari è così, lo deve anche a greci, romani, bizantini, longobardi, saraceni, normanni, spagnoli, turchi, austriaci, borboni. E la sua vicenda è il paradigma di un verbo assolutamente regolare nella storia del nostro Paese: quello dell’ incontro tra culture. Un patrimonio di fronte al cui valore è un peccato farsi isola nel perimetro ristretto della parola «italiani». Siamo italiani, certo, ma proprio per tutti questi incontri, che hanno sempre aggiunto e non sottratto qualcosa. E perché questa regola che ha reso così ricchi il nostro passato e il nostro presente dovrebbe impoverire il nostro futuro? Vinicius de Moraes – artista, poeta, filosofo, diplomatico – diceva che «la vita è l’ arte dell’ incontro». Per questo abbiamo scelto un teatro: è il luogo dell’ arte e l’ arte è rappresentazione della vita. Anzi, parafrasando de Moraes, è l’ incontro con la vita. Ecco, quindi, perché il Petruzzelli: luogo due volte simbolo. In quanto ferita ancora aperta, simbolo della distruzione, della perdita e del vuoto che resta quando togliamo la poesia. In quanto cantiere, simbolo della voglia di ricostruzione e del desiderio di rinascita, che animano l’ istinto più forte dell’ unica razza che riconosciamo: quella umana. Istinto alla vita che da troppo, ormai, diserta il Petruzzelli, dove la rappresentazione dell’ esistenza è morta dieci anni fa. E questa morte lo rende una sorta di icona del nostro animo devastato, derubato e svuotato dall’ attitudine alla vita. Così come Bari – per millenni arrivo e partenza verso l’ Oriente – diviene culla di un nuovo incontro, viaggio umile, incantato, entusiasta, avventuroso, verso il diverso. Viaggio come speranza di dono vicendevole, dove prendere e portare la consapevolezza di essere coinquilini di questo tempo del quale è l’ uomo la qualità più importante. La speranza è quella che – dopo esserci riempiti gli occhi di guerra e terrore; dopo essere stati costretti a digerire questo orrore senza poter far nulla; dopo essere rimasti così, tra le quotazioni di Borsa (dove più e meno si alternano) e il numero dei morti (dove c’ è solo il segno meno) – si possa dire basta. Basta, non solo ai morti di questa o delle altre guerre ma a quelli di fame, povertà, malattia, emarginazione, sfruttamento, inquinamento e delle mille altre più subdole guerre che corrodono la coscienza del mondo e ci rendono sempre meno degni di indossare il sostantivo uomo. Oggi più che mai, l’ incontro con la vita è multiculturalità. L’ unica che dia un senso alla globalizzazione, l’ unico progetto per il mondo e l’ uomo di domani. Una vera integrazione. Incontrarsi per conoscersi, in un abbraccio che ci renda complemento degli altri, senza supremazie, perché non è possibile (né credibile) predicare la pace usando parole di guerra. E quale miglior mezzo, per questo incontro, della musica? E se lo spirito del Natale o di quel Babbo Natale la cui storia parte proprio a Bari (lì è nato il culto di S. Nicola che per il Nord Europa è diventato Santa Claus) mi concedesse di ritoccare le parole latine si vis pacem para bellum, sostituirei l’ ultima con iustitiam: difficilmente può stare in piedi una pace fondata sull’ ingiustizia. E, allora, che questa cometa che ci ha guidati sulla soglia del Petruzzelli, ci faccia chiudere gli occhi e, per incanto e d’ incanto, riaprirli con ritrovato stupore, per imparare di nuovo a confidare nell’ altro, in quel prossimo inteso non solo come chi ci sta vicino, ma anche come chi sta per arrivare. «InCanto per il Petruzzelli» è il titolo del concerto che Claudio Baglioni (nella foto) terrà sabato 5 gennaio, alle 20.50 (diretta Raiuno) dal cantiere del teatro di Bari, distrutto dalle fiamme nell’ ottobre ‘ 91. Lo stesso artista presenta il significato della serata con questo suo intervento.

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