Claudio Baglioni un poeta per la vita – Tre date a Firenze


Fonte: “La Nazione – Firenze

Tre concerti nella nostra città per concludere un grande progetto

di Titti Giuliani Foti

Firenze, 17 dicembre 2009«E’ tristemente vero che nell’eterna lotta sia più facile odiare che amare. Che sia più semplice far male che bene, che è la prima scelta che viene di fare. Ma cosa aspettarsi da un un’epoca di globalità?». Claudio Baglioni nostro poeta contemporaneo, racconta male e bene, come Baudelaire: sa che ha i suoi fiori, le sue bellezze. E che il male risulta più attraente e accattivante.

La sua opera complessa — al teatro Verdi di Firenze dal 20 al 23 prossimi, info: 055 212320 — in verità è uno studiato acronimo: QPGA, Questo piccolo grande amore. Cioè un progetto in quattro fasi, il Q è il quaderno, cioè il libro che Baglioni ha scritto; P sta per pellicola, il suo film dell’anno scorso; G vuol dire gran concerto estivo e la A sta per album, uscito il 27 novembre.

Claudio, quarta fase di un ’opera che evoca il viaggio della concezione di vita dei grandi poeti…
«Dobbiamo fare i conti con l’angoscia di vivere, alla quale si contrappone da una parte l’ideale divino, costituito da corrispondenze naturali, come amore e bellezza. Un ideale al quale si può arrivare solo tramite la bellezza interiore. L’album è concepito come un’opera a sè: non un disco di duetti, in questo tour che presenta l’album: qui canto anche le cose degli altri. Che vengono fuori con contributi filmati audio e video».

Baglioni sa che rappresenta la contrapposizione tra mito romantico e antiborghese?
«Bella responsabilità, diciamo bella e piacevole. Sicuramente cercata, fa parte del mio mestiere da molti anni. E’ difficile da spiegare ma nel momento in cui si pensa a quello che saranno le rappresentazioni dal vivo, non mettiamo in conto che saremo da soli sul palco. Fino al momento in cui non verrà condivisa questa sensazione piacevole. Ma mai sentirsi sicuri mentre si propone come me un progetto come questo, assolutamente assurdo sul piano della partenza. Riproporre un’opera tutta nuova dopo quarant’anni. Ci vuole coraggio».

Che lei sappia precedenti ce ne sono?
«Forse no. Questo mio percorso è durato un anno e mezzo. Lo sento quanto il pubblico partecipi al mio lavoro, ed è una sensazione davvero bella. Quando poi nel concerto, come è accaduto quest’estate c’è la possibilità di mescolare e fare ascoltare brani in anteprima, e poi metterli sul disco, quello che vedi e che senti sono emozioni. Emozioni vive».

Il suo mondo d’amore Baglioni, va a sbattere con una quotidianità fatta di arroganza di gente irrascibile, per niente educativa: lo sente?
«Certo e mi dispiace, fa parte della fabbrica dell’odio che c’è e stimola la competizione in modo malato, dove l’importante è arrivare. E’ un dato di fatto. Ma quando ci si trova a praticare incontri ravvicinati, lew vedi, le senti: ci sono realtà più positive, idee più sane. Tra persone l’importante è che prevalga questa: che la vita non sia solo una battaglia quotidiana. Anche se è vero che sono passati altri valori, della prepotenza e dell’ingiuria».

A questo punto?
«Le cose da fare sono un paio: o uno se ne va, o cerca di mettere alleati ogni giorno in questa gara sacrosanta. Perchè non deve vincere la prepotenza, ma il dialogo. Sono contro anche a quei personaggi che in tv vanno per fare gli antipatici. Ma sono antipatici finti, studiati a tavolino. Credo che la tivvù sia da premiare perchè dal dopo guerra ha alzato la media culturale delle persone e l’Italia è stata più alfabetizzata. Ma in epoche come queste si può anche abbassare la media, c’è la tendenza a non fare parti migliori ma mediocri. Ci vorrebbe impegno a educare le persone».

Il suo pubblico va dai bambini ai nonni, che effetto fa?
«Vedo che c’è stata una sorta di pace tra generazioni e contenuti, che riescono a viaggiare tra piccoli e grandi. E’ una bella sorpresa anche perchè la nostra generazione doveva essere addiruttura contro quella dei nostri padri. Io, ai concerti, nei posti dove immaginavo di vedere solo ragazzi, noto anche chi ha sul groppone qualche anno di più e si diverte ugualmente. Mica male».

La sua gara contro il tempo?
«Persa in partenza. Ma ho la fortuna di essere artista e come categoria lasciamo dei segni. Nessuno è mai riuscito a vincerlo. Agli occhi degli altri l’artista sembra eterno, forever young, dice il mito americano. Ammetto che pochi altri mestieri danno questa possibilità. E quel che conta è l’amore che si sente, una benzina che serve a far viaggiare e stare insieme: sapendo bene che se non ci fossero gli altri tutto sarebbe inutile. Un concerto è un atto sentimentale consumato dal vivo. E certe emozioni, credi, si fabbricano senza rituali e alchimie».

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