«Io e Claudio». Maratona e rituali per Baglioni all’Auditorium di Roma


Fonte: “Il Messaggero

Da tutta Italia per vedere più volte lo stesso concerto: «Perché Roma è la sua città». Su un muro la storia dei fan

di Laura Baboglio

Claudio Baglioni (foto Lapresse)

Claudio Baglioni (foto Lapresse)

ROMA (30 dicembre) – “Sono cresciuta con te, ma tu sei cresciuto con tutti noi”. Antonella. “Grazie a te siamo esisti per davvero”. Eleonora e Davide. “Due date a Firenze e oggi sono di nuovo qui”. Stefania. Scritte sul muro senza tempo dei rimbaglioniti.

Se gli chiede perché amano così tanto Claudio Baglioni, sgranano gli occhi, sorridono e raccontano. Dell’amore della loro vita nato sulle note di Questo piccolo grande amore. Della nascita del loro primo figlio che coincide con il pentagramma di Avrai. O di quella volta che la vita gli aveva voltato le spalle, ma grazie a Cla’ e ai suoi percorsi nell’anima tratteggiati con Uomini persi o Le ragazze dell’Est hanno ritrovato la forza di andare avanti.

Misteri e rituali. Perché da più di 30 anni il cantautore un po’ mago un po’ poeta riesca a incantare generazioni di sognatori per alcuni resta un mistero. I “blasfemi” rispondo: perché «Baglioni è Baglioni». I veri fan sospirano, parlano del loro Cla’ come di un amico, un compagno di vita e a volte anche di un papà un po’ severo, capace di sgridare i più affezionati per il pressing sulla vita privata o per quella volta, all’Olimpico nel ’98 durante il tour Da me a Te, quando un’invasione di campo dei fan durante le prove ha provocato una lettera aperta del cantante che scrisse: mi fidavo di voi, mi avete deluso. Loro, i rimbaglioniti, capiscono. E si arrabbiano quando qualcuno scatta foto e fa video durante i concerti. «Claudio non vuole» dicono. Lo hanno ripetuto tante volte durante le date (dal 26 al 30 dicembre ) del concertOpera di Qpga (Questo Piccolo Grande Amore) all’Auditorium Parco della musica di Roma dove all’entrata, sul muro-murale AAA Ancora Altri Amori Offresi, ci sono centinaia di messaggi dei fan. “Una firma accanto alla canzone che vuoi venga eseguita” si legge nel mega-cartellone. Ma lo spazio è diventato una lunga lettera per raccontare il rapporto speciale con il cantautore.

Verona, Caserta, Roma, Roma. Firenze, Firenze, Roma, Roma, Roma. E ancora: Roma, Roma, Roma, Roma, Roma. I fan scrivono le città che hanno raggiunto per assistere a Qpga. Vedono e rivedono lo stesso concerto. Per molti un incomprensibile rituale. E l’appuntamento di Roma (cinque le date) è stato quello più bissato. «Perché Roma è la città di Cla’, si respira un clima particolare, Baglioni è a casa sua e di solito è più rilassato e divertente» spiega chi ha visto il concerto più di una volta. Le serate a Roma sono state tutte vissute nelle prime file della Sala Santa Cecilia dai rimbaglioniti più affezionati. «Ma non canta sempre le stesse cose?» chiede il pubblico “normale”. «La scaletta è la stessa – spiegano i fan – ma le emozioni sono diverse, un concerto di Claudio va capito, ogni piccolo particolare ha un significato, soprattutto Qpga è un vero e proprio racconto». Solo così raccontano, «capisci il vero senso delle canzoni». E iniziano a recitare le parole dei testi contenuti nel doppio cd uscito a novembre: «”Hai mai visto un tramonto brutto, una stella abusiva o un’alba venuta male?” Non è poesia questa?». Una poesia, a quanto pare, che deve essere interiorizzata vedendo più volte lo stesso concerto. «Ho visto due concerti a Firenze, ma la data di Roma, la sua città non potevo perdermela» racconta Marina Di Sisto, 35 anni. E ogni piccola dichiarazione fuori programma del cantante viene rigorosamente annotata: “E’ bello tornare a Roma, anche perché mi fa un effetto strano dormire due notti di seguito nel letto di casa mia” ha detto Baglioni durante la seconda serata.

Baglioni come Morpheus. C’è chi trascina la figlia che sul muro dei messaggi e scrive: “Ti prego Claudio sposa mia madre!”. «Perché mamma è una grande fan» racconta la ragazza. Chi invece usa un pennarello blu per tracciare il più comune dei desideri: “Non ti sposare Claudio, sposa me!”. Ma subito c’è subito qualcuno che alla frase aggiunge: “Fatevi i fatti vostri!”. Ci sono tante mamme in platea, ma anche ragazze, perché a quanto pare la passione per il menestrello di 51 Montesacro ha conquistato il passaporto del Tempo. Mara Fassi, 19 anni, è venuta da Milano per vedere le date romane. Proviamo ad abbattere il muro: «Ma non sono meglio gli Zero assoluto? I Sonohra?». «Quello che ti dà Claudio con la sua musica è qualcosa di particolare, di profondo – spiega Mara – è difficile da capire, ma una volta che entri nel “tunnel” non ne esci più”». Insomma, Baglioni come il Morpheus del film Matrix, colui che svela un’altra realtà, «che ti traghetta in un altro mondo, quello vero, e una volta che lo hai visto – spiega Mario Facci, 32 anni, romano – non vuoi più tornare indietro». Ci sono gli appassionati, ma anche i “costretti” alla maratona. “Sono qui per il mio amore, comunque grazie, le tue canzoni lo rendono felice”, scrive Martina. Tanti i mariti accompagnatori: «Mia moglie è al terzo concerto, non potevo crederci» racconta Stefano Giuri, 46 anni.

Il grande mago. Lo chiamano così i più affezionati. Tra loro Anna Bianchi, 29 anni. Nessun trucco però nel suo rapporto con Baglioni. La magia l’ha fatta quel giorno di novembre quando aveva deciso di guidare per non pensare. «Era morto da poco mio padre – racconta – ho acceso la radio e c’era quella canzone… Patapan, Claudio l’ha scritta poco dopo la morte del suo papà». “Ciao pa’ così hai saltato giù e ora sei in volo”.. la frase che ha colpito Anna e l’ha fatta sentire meno sola «come in una magia».

Voglia di riscatto. “Lui amici sciatti e sgrammaticati, casa a Centocelle e divano avvolto nel cellophane e la mamma che va a cicoria”. “Lei shopping, amiche griffate, un po’ spocchiose e un papà pieno di boria”. Così Baglioni racconta in Qpga l’amore e il contrasto sociale tra un ragazzo di periferia e una ragazza della Roma bene. Riflessi sullo specchio della vita del cantautore che ha più volte parlato della sua infanzia a Centocelle e di come, affermarsi nel mondo della musica, fosse stato un modo per riscattarsi. «Ed è questo mi piace di Cla’ – racconta Giorgio Fabrizi, 37 anni, che ha fatto “cinquina” e si vedrà tutte e cinque le date romane – anche io sono nato in periferia, per quelli come noi è più difficile “riuscire” e le sue canzoni mi hanno dato forza grazie alla cronaca delle stradine dimenticate di Roma, di quell’amico che “scalcia un sasso e soffre un po’ di tenerezza”, di quel treno per dove “non c’è più attesa ma un lavoro da sputare nelle mani, dove tutti sono persone e ognuno ha un sogno ed un pensiero suo soltanto”». «Per me – conclude Giorgio – Baglioni è un po’ come un Robin Hood, solo che ai ricchi non ruba soldi, ma un po’ di sogni da donare anche a noi…».

“Grazie a te siamo esisti per davvero”. Tra i fans più affezionati immancabili le coppie che hanno costruito la loro storia d’amore sulle note di Baglioni. Citano la frase di Buon viaggio della vita “grazie a te siamo esisti per davvero”, o quelle del passato da Qpga fino a Mille giorni di te e di me. La canzone «perfetta» secondo alcuni. Per altri, il testo che ha permesso di continuare ad amare. «C’eravamo lasciati – racconta Marina Liguori, 42 anni, romana – poi Marco mi ha fatto una serenata cantando Mille giorni di te e di me, adesso siamo sposati e abbiamo due bambini». «E’ il nostro cupido – raccontano Paola e Mario, coppia venuta da Padova – con le sue frecce ci ha fatto innamorare, ormai è come se facesse parte della famiglia».

Morphues, Mago, Robin Hood e Cupido. Il popolo baglioniano lo definisce così per giustificare la maratona romana all’Auditorium. Gli spettatori occasionali (tra cui anche l’allenatore della Roma Ranieri) vanno ai suoi concerti «perché Baglioni è Baglioni». E’ sufficiente per capire perché ci siano tante persone così affezionate? Forse no. Forse non resta che respirare l’entusiasmo che esplode a fine concerto con la corsa sotto il palco e non chiedersi il perché di certe strane alchimie.

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