Andata e ritorno per gli anni Settanta


Fonte: “Patapan

Andata e ritorno per gli anni Settanta: parla Claudio Baglioni in scena dal 4 gennaio all’EuropAuditorium.

Quando, nel 1972, Questo piccolo grande amore balzò in testa alle classifiche, Claudio Baglioni si ritrovò forse con un retrogusto amaro in bocca. Ma lui, che in quel disco avrebbe voluto mettere molto di più di quello che gli venne alla fine consentito, ora, a 40 anni di distanza, può togliersi lo sfizio e la soddisfazione di svelare il doppio fondo del baule e raffinare la punteggiatura. Dal 4 al 6 gennaio, il cantautore sarà al Teatro EuropAuditorium con ConcertOpera, un bastimento carico delle esperienze e delle suggestioni che ruotano intorno all’uscita di Q.P.G.A, la rivincita di quell’album incompiuto.

Baglioni, Q.P.G.A fa parte di un progetto assai complesso, che comprende un film, un libro e il tour di cui la data bolognese fa parte… «L’ho covato per quaranta anni. Da quando, era il 1969, cominciò a prendere forma il brano Questo piccolo grande amore. Sin dall’inizio, infatti, avevo in mente una storia. La stessa di Q.P.G.A e, naturalmente, di ConcertOpera: il primo grande amore, quello che non dura tutta la vita, ma la cambia per sempre. Quando nel ’72 l’album uscì, avrebbe dovuto essere un disco doppio. Ma ero praticamente un esordiente. La casa discografica decise di contenere i rischi e il lavoro venne condensato in un unico album. Risultato: il progetto restò incompiuto. Poi il successo, tanto improvviso quanto clamoroso. E l’esigenza di vedere dove la musica mi avrebbe portato. Ma l’idea di dare compiutezza a quel progetto non mi ha mai abbandonato.

Il film di Riccardo Donna, il romanzo che ho scritto per Mondadori, il nuovo doppio cd Qpga e questo ConcertOpera non sono altro che la risposta al bisogno di chiudere il cerchio e dare a quell’idea lo spessore e la profondità di campo che, allora, non aveva potuto avere. Ci sono voluti quasi due anni di lavoro per farlo, ma – anche a giudicare dalla straordinaria risposta del pubblico e dai giudizi particolarmente lusinghieri della critica – direi che ne è valsa la pena». L’impianto scenico e tecnologico dei concerti è quantomeno suggestivo e pare un compendio storico-artistico in due atti… «E’ vero. La macchina organizzativa, così come quella “ideativa” sono state particolarmente ricche e complesse.

ConcertOpera è a tutti gli effetti un’opera. Opera popolare moderna, naturalmente. Probabilmente più rock, che pop, dal punto di vista di arrangiamenti e sonorità. Un racconto in musica a tre dimensioni – suoni, parole, immagini – che si sviluppa lungo due tempi di settantacinque minuti, senza interruzioni tra un brano e l’altro. Il tutto accompagnato da una “colonna visiva” inedita e straordinaria, opera di Duccio Forzano, che scorre su grande schermo in perfetto sync con atmosfere, temi e tempi della musica. Un indimenticabile viaggio di andata e ritorno tra gli anni ’70 e i giorni nostri, tra sogni e ricordi, speranze e delusioni, passioni dimenticate e ritrovate, in un intrecciarsi di passato, presente e futuro». Ospiterà alcuni dei nomi presenti sul disco alle date bolognesi? «Ci saranno tutti e sessantanove, con la loro voce o il suono inconfondibile del loro strumento. Naturalmente, la loro è una presenza virtuale. Sarebbe stato impossibile averli tutti sul palco. Né, in un progetto di questo tipo, avrebbe avuto alcun senso ospitarne solo alcuni. L’apporto di tutti loro, infatti, è fondamentale. E, come in una melodia: basta togliere una sola nota per far perdere senso e valore a tutto l’insieme. Qpga, infatti, non è un album di duetti. Sono graffiti, impronte, firme. Partecipazioni piccole. Piccolissime a volte. Anche se straordinariamente significative. Tanto che, all’inizio, quasi mi vergognavo di chiamare nomi così importanti per far fare loro così poco. È stata Mina a farmi capire che la mia era una paura infondata. Saranno regali ancora più eleganti e preziosi, ha detto. Aveva ragione. E così, anche a Bologna, saranno tutti sul palco insieme a me». Cosa metterebbe in un ipotetico brano sul 2010? «Il bisogno di un grande sogno. L’anno in cui è ambientata la storia di ConcertOpera è quello in cui il mondo compì diciotto anni. L’ultimo nel quale tutti sognarono insieme. Da allora in poi, ognuno sognerà per sé. Piccoli sogni privati. Qualcuno si realizzerà. Qualcuno no. Ma nessun sogno avrà mai più la forza di rianimare il mondo. E parole come amore, pace e libertà non avranno più la stessa forza, né lo stesso significato. Mi piacerebbe che questa piccola storia ci spingesse di nuovo a sognare insieme. L’umanità ha bisogno di grandi sogni per fare piccoli passi avanti». Per un nuovo disco di inediti si dovrà aspettare un pò… «Lascio passare tempi piuttosto lunghi tra un disco e l’altro e, dopo due anni così intensi, sento il bisogno di tirare un po’ il fiato. Ma questo non significa che non possano esserci dellesorprese». SARANNO 52 brani, 160 minuti di musica assieme alle esecuzioni in video di tantissimi grandi nomi della musica italiana e un bis finale a richiesta con il pubblico chiamato a ‘votare’ la canzone d’amore preferita scritta dal musicista: è ‘ConcertOpera’, il nuovo tour teatrale di Claudio Baglioni che approda dal 4 al 6 gennaio alle 21 all’EuropAuditorium.

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