Claudio racconta Silvio che canta


Fonte: “Il Riformista

di Luca Mastrantonio

Lui è Claudio Baglioni, l’aedo italiano dell’amore sentimentale, ma per i suoi fan è semplicemente Claudio. Come se fosse un vecchio compagno di scuola, un eterno ragazzo. Come Silvio Berlusconi, che per i suoi fedelissimi è, semplicemente, Silvio. Nomi propri di persona, per antonomasia. In comune, hanno anche la passione per la musica: Silvio per diletto, forse per noia, Claudio per professione. Godono di reciproca stima, anche se la vera fan di Claudio è Marina, la figlia di Silvio. Claudio ha perso fiducia nella politica («non ho ancora capito qual è il vero giornale del Pd, che confusione»), ma riconosce prontezza e presenza di spirito in Silvio. «Quando ho chiesto aiuto ai politici, a tutti, per la fondazione O’Scia – racconta al Riformista, in merito ai concerti di Lampedusa, isola di sbarchi clandestini – Berlusconi mi ha chiamato per primo, dopo mezz’ora: mi disse “lei non lo sa ma facciamo lo stesso mestiere”. Io gli ho detto che non sapevo di fare il presidente del Consiglio e lui ha risposto che si riferiva alla musica, che siamo due cantanti». E come canta? «Bene, è intonato, stile chansonnier francese, anche per il vezzo di anticipare. Verrebbe da dire, tecnicamente, che ruba il tempo, ma forse suona male». L’ha sentito dal vivo? «Sì, a casa sua, dove mi ha invitato per parlare di O’Scià. Ha cantato Que reste-t-il de nos amours, poi Dans mon île e Pigalle. Alla fine, ci siamo salutati dandoci del tu. Lui mi ha detto: “Comunque, io mi chiamo Silvio”. E io gli ho risposto: “Ed io Claudio”».

Incontriamo Claudio, Baglioni, all’Auditorium di Roma, lunedì scorso, seconda data della tappa romana dello spettacolo Q.P.G.A., rivisitazione originale del suo celebre concept album del ’72: Questo piccolo grande amore. Lo spettacolo è un disco, doppio, (Sony-Bmg), arricchito da un video e approfondito attraverso un libro (da Baglioni derivano i Moccia e le cine-notti prima degli esami).

In quest’opera ci sono tutti i big italiani. Sembra Pavarotti & friends.
Sono rimasto sorpreso dalle adesioni, perché fare una piccola parte nel disco di un altro è sintomo di grande umiltà. Incuriosisce l’assenza di De Gregori, suo amico e complice. In effetti abbiamo anche condiviso la contestazione ai concerti. Ho ospitato Francesco dopo il Palalido, dove lo processarono sul palco e gli dissero di suicidarsi. Pensava che il suo pubblico fosse intonato alle sue canzoni, aveva 25 anni, entrò in un tunnel di depressione. A me è successo più tardi, una cosa più leggera: 300 persone mi contestarono a un concerto per Amnesty. Francesco, e per questo non c’è nel disco, è diventato sempre più riservato. Non l’ho neanche chiamato, non volevo metterlo in condizione di dire di no. Lui è così, aristocratico, dice che viene solo se siamo io e lui da soli. Tra l’altro, ci siamo conosciuti attraverso una lite. Lui sul Mucchio selvaggio disse che io facevo canzoni che parlavano di un mare tranquillo e tranquillizzante, allora io risposi su Tv, sorrisi e canzoni che lui scriveva Buonanotte fiorellino. Poi ci siamo incontrati, rossi in faccia, di vergogna, perché non siamo due aggressivi, nella sua casa di Trastevere, e siamo diventati amici.

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In Italia sembra difficile vivere contestazioni e dissenso.
È un momento politicamente annacquato, senza idee. In questi giorni, poi, si parla di doversi abbracciare, ma è una cosa sbagliata, un messaggio fasullo. I politici avversari non devono abbracciarsi, ma essere competitivi, alternativi. Non c‘è stato confronto, in questi anni, solo piazzate continue, perché non ci sono idee. A volte mi viene in mente che siamo su un aereo e ti chiedi se c’è qualcuno che lo sta pilotando.

Berlusconi si mette il cappello di Comandante.
I politici oggi sono troppo vanitosi. Vogliono andare in tv, sono tutti artisti dello spettacolo.

Berlusconi che canta e Di Pietro che si traveste da mafioso?
Esattamente. Le prime pagine dei giornali sembrano locandine da teatro, con battute a effetto, slogan… È tutto una grande commedia dell’arte. A me piace il politico con la giacca modesta, perché lavora.

Per la fondazione O’Scia si è rivolto anche a Fini.

Fini dice delle cose sensate. Entra nel merito degli argomenti. Ci sono politici che parlano di immigrazione ma non ne sanno nulla. Ma è un tema prioritario. Il problema non è l’extra-comunitario, ma l’altro, la nostra paura. Se arrivassero tutti calciatori e modelle strafichi, andrebbe bene; e invece ce la prendiamo con gli sfigati, gli ultimi, che sono facili bersagli.

Quanto ha pesato l’esperienza di lavoro collettivo, concertistico e comunitario, della fondazione O’Scià nel coinvolgimento di “Q.P.G.A.?”
Molto. Per O’Scià ci incontriamo fuori dagli schemi tv, discografici, fuori dalle corti degli agenti. Da questo spaccato sembra che la scena italiana discografica non sia malvagia.

Un giudizio eufemistico.
Parto da un dato oggettivo. L’industria discografica se non è proprio in un naufragio, non naviga in acque buone. Anche perché di musica ce ne è tanta, pure troppa. Fodera la nostra vita, non la riempie. Prendi l’ascensore e senti Bach, ti tagliano i capelli e senti il rock… c’è troppa musica, ovunque, non la cerchi. Di musica ce ne è tantissima nelle radio, ma è omologata, con le playlist, con i conduttori dal tono di voce tutto uguale. Tu giri le stazioni ma non noti differenze.

Se boccia la radio, che dirà della televisione?
In tv la musica non ha mai fatto buoni ascolti… anche se adesso le cose stanno cambiando.

I talent-show sono un prodotto televisivo che crea nuovi cantanti.
Non ho preclusioni, in Q.P.G.A. c’è Giusy Ferreri. Ci sono aspetti positivi, come la gara e il merito. Rispetto alle trasmissioni in cui tutti vanno a cantare, i calciatori, le attrici, qui almeno si pensa che qualcuno ne farà una professione. Poi, però, c’è qualcosa che non funziona: la lente deformante della tv, il gioco sentimentale, il reality… Il vissuto del cantante conta più della sua musica. La musica va riscoperta nei teatri, nei locali, in luoghi che invertano la tendenza omologante; penso che noi veterani, che abbiamo avuto tanto, non dobbiamo più parodiare noi stessi ma aiutare il movimento musicale.

Farebbe mai il giurato di “X factor”?
No per carità, ho l’ansia di giudicare, quando facciamo i casting per i grandi concerti, i cerchiamo comparse e performer, mi sembra una scena di A Chorus Line.

Tra i giovani coinvolti in ”Q.P.G.A”, chi l’ha impressionata?
Alessandra Amoroso, è una giovane di talento, e ha personalità, poi però bisogna vedere dove e come si confronta. Purtroppo non c’è più quella fase interlocutoria, tipica della nostra generazione, per cui arrivare al disco era una meta, ora è già il punto di partenza. E poi c’è un meccanismo generale per cui bisogna produrre a tutti i costi senza sapere bene cosa.

A proposito di televisione e musica, il suo rapporto con Sanremo non è mai stato felice.
Non c’è proprio rapporto. A Sanremo sono andato nell’85 perché venne premiata Questo piccolo grande amore come canzone del secolo, con sondaggio popolare. Andai e suonai al pianoforte, feci il pezzo dal vivo, cosa che non accadeva da 5 anni, poi dopo sono tornati a cantare sulle basi e poi con l’orchestra. Forse la mia provocazione è servita a qualcosa. Ma di Sanremo non ho mai capito il meccanismo per partecipare, perché vengono fuori dei nomi piuttosto che altri.

Quest’anno Emanuele Filiberto che canta Pupo.

(Ride, poi addolcisce la risata in un sorriso) L’ho anche conosciuto, Emanuele Filiberto, quando non poteva venire in Italia e faceva il corrispondente per Quelli che il calcio di Fazio. Una volta siamo andati a trovarlo, a casa del padre. Non avrei mai pensato che volesse diventare un artista. Ora fa il ballerino, ha pensato alla politica… le sta provando tutte. Ma la sua presenza ha una logica solo televisiva. Anche Pupo è un personaggio televisivo più che un vero cantante. Sanremo è la trasmissione televisiva per eccellenza, nazionalpopolare, come i mondiali di calcio, dove tutti gli italiani si fermano e diventano intenditori di qualcosa che durante l’anno magari seguono meno. Ma al movimento musicale Sanremo non porta molto, non è un vero festival, non come lo intendo io: un festival, come quello del cinema, deve essere gara, ma anche proposta, retrospettiva, deve alimentare per 10 giorni la cultura che diffonde. Sanremo è un prodotto ad uso e consumo della tv, della Rai, che se non va bene la gente si suicida.

Visto il successo dei precedenti, farebbe ancora tv con Fazio? Oppure ora che è considerato un comunista sovversivo è troppo rischioso?
Ma perché ci sono ancora i comunisti sovversivi?

Per Berlusconi sì. E Berlusconi è anche un suo fan…
La figlia, Marina, è una mia grande fan. Comunque abbiamo fatto Anima Mia, con Fazio, che fu un successo insperato. Doveva essere un esperimento, senza pretese, perché eravamo tutti fuori luogo, che è un fatto che funziona sempre. Mescolavamo musica e l’immaginario collettivo con leggerezza. Poi quando abbiamo ripetuto l’esperimento, con L’ultimo valzer, tutti si aspettavano il botto, ma fummo criticati per aver fatto solo il 20%. Roba che oggi farebbe aprire casse di champagne. Tra l’altro il primo ospite doveva essere proprio Berlusconi, che poi non venne. Oggi non so se lo rifarei, sono terrorizzato dalla tv, vedo che gli autori mentre scrivono qualcosa, guardano cosa succede sulla rete concorrente, quindi non si parte nemmeno da una idea propria, ma devi marcare stretto gli altri.

Della tv di oggi cosa le piace?
Ho visto con interesse I migliori anni di Paolo Conti, mi ricorda proprio Anima mia, per la leggerezza. Poi mi piace Chiambretti. Mi interessava di più prima, ma è un fuoriclasse, ha belle trovate, ha personalità. Non ci andrei però mai come ospite, sono timido e pudìco, magari lui ti butta addosso una ragazza svestita e non so dove guardare. O guardo proprio lì e faccio una figuraccia, oppure non guardo lì e faccio il maleducato.

Cosa non le piace?
Le trasmissioni del pomeriggio, noiose. Le guardo soprattutto quando sono in tour, ma per passare il tempo. Non hanno argomenti ma cercano di imporli comunque. Perché? La tv è in erezione continua. Non può smettere mai, a qualsiasi ora deve mandare in onda qualcosa. Ma tu capisci che non è possibile, non puoi essere sempre al massimo, non puoi avere sempre qualcosa da dire, da far vedere, su centinaia di canali, ogni ora. Ogni tanto dovrebbero dire le trasmissioni riprenderanno quando avremo qualcosa da dire, non è che ci può sempre essere qualcosa da mettere dentro. Sì, potrebbe tornare il segnale orario.

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