Classifiche: sale dal quinto al quarto posto Claudio Baglioni

Fonte: “Il Clandestino

MUSICA: BOCELLI RESTA AL 1° POSTO – RIENTRA BUBLE’ CON “CRAZY LOVE” – I VIDEO

30 dic. – Andrea Bocelli con “My Christmas” (etichetta Sugar music/distributore Wmi), alla quinta settimana di presenza, e’ ancora in vetta alla top ten Artisti, secondo quanto certificato da Fimi (Federazione delle industrie musicali italiane) e Nielsen al 20 dicembre.
E’ inversione nelle successive due posizioni: sale dal terzo al secondo posto Laura Pausini con “Laura Live World Tour 09” (Atlantic/Wmi), alla quarta settimana dall’uscita; mentre scende dal secondo al terzo posto Vasco Rossi con “Tracks 2 (inediti e rarita’)” (Capitol/Emi), alla quarta settimana dall’uscita.
Inversione anche nelle successive due posizioni: sale dal quinto al quarto posto Claudio Baglioni, con “Q.P.G.A.” (Columbia/Sony), alla quarta settimana dall’uscita; mentre scende dal quarto al quinto posto “Michael Jackson’s This is it” (Epic/Sony) del compianto Jacko, all’ottava settimana dall’uscita.
Inversione pure tra Mario Biondi, che sale dal settimo al sesto posto con “If” (Tattica/Tattica), alla settima settimana dall’uscita, ed Elisa che scende dal sesto al settimo posto con “Heart” (Sugar music/Wmi), alla sesta settimana di presenza. Si conferma all’ottavo posto Sting con “If on a winter’s night” (Deutsche Grammophon/Universal music), alla nona settimana dall’uscita.
Balza dall’undicesimo al nono posto Michael Buble’ con “Crazy Love” (Warner Bros/Wmi), alla decima settimana dall’uscita. Chiude la top ten, scivolando dal nono al decimo posto, Marco Mengoni, il vincitore di “XFactor”, con “Dove si vola” (Rca/Sony), alla terza settimana dall’uscita. (Adnkronos).

VAI ALLA TOP 10 DEI CD PIU’ VENDUTI E AI RELATIVI VIDEO

Share

Annunci

Bocelli conquista il primo posto. Vasco e Pausini gli intramontabili

Fonte: “VareseNews

La classifica dei dischi più venduti conferma i “big” di sempre come i più amati dagli italiani. In salita il jazz di Mario Biondi e Sting

Andrea Bocelli scala la classifica dei dischi più venduti e arriva primo. Il suo “My Christmas” conquista il podio, seguito da Vasco Rossi con “Track 2” e da Laura Pausini con “Laura World Tour 2009”.
In cima alla classifica rimane Michael Jackson che non scende sotto il quarto posto, mentre in salita c’è Claudio Baglioni con il suo “Q.P.G.A.”. Ottima posizione anche per Elisa che ha da poco presentato “Heart”, mentre Mario Biondi si piazza al settimo posto con la sua voce jazz.
L’ottava posizione è per il nuovo di Sting mentre al nono si piazza il vincitore dell’ultimo X-Factor, Marco con “Dove si vola”. Chiude la classifica dei primi dieci Tiziano Ferro con il suo “Alla mia età”, disco da super vendite.

Share

Classifiche: Vasco primo, Baglioni quarto

Fonte: “Adnkronos

Roma, 9 dic. (Adnkronos) – “Tracks 2 (Inediti e rarità)”, il cd-dvd di Vasco Rossi entra direttamente al primo posto della classifica Fimi-Nielsen degli album piu’ venduti. La classifica, ormai entrata nel vivo del redditizio periodo delle feste, vede al secondo posto un’altra new entry, “Laura Live World Tour 09″ di Laura Pausini. Sul terzo gradino del podio, l’album natalizio di Andrea Bocelli “My Christmas”. Quarto posto per la terza new entry della top ten di questa settimana: “Q.P.G.A.” di Claudio Baglioni. Scende al quinto posto “Heart” di Elisa, seguita al sesto posto da “Michael Jackson’s This is it”, al settimo da “If” di Mario Biondi e all’ottavo da “If on a winter’s night” di Sting. Nono posto per l’ultima delle new entry di questa settimana: “Ho imparato a sognare” di Fiorella Mannoia. Chiude la top ten degli album “Fotografie” di Giusy Ferreri. Tra le compilation, guadagna subito la vetta “Sfida”, la nuova compilation dei ragazzi di “Amici”, il talent show di Maria De Filippi. Al secondo posto il “52° Zecchino d’Oro”. Nel download digitale dei singoli brani resta in testa ‘Salvami’ di Gianna Nannini, seguita da ‘Ma il cielo e’ sempre piu’ blu’ cantata da Giusy Ferreri.

Share

I magnifici 6 contro i dittatori

Fonte: “Repubblica

di Salvatore Tropea

TORINO – In sessantamila per applaudire i magnifici sei del rock e per unirsi alla loro universale protesta contro tutte le dittature, palesi e nascoste, che ancora oggi ammorbano vaste aree del Pianeta. Il grande concerto itinerante, organizzato da Amnesty International, è approdato ieri a Torino in un caldo pomeriggio di fine estate con le prestigiose voci di Peter Gabriel, Bruce Springsteen, Sting, Tracy Chapman, Youssou N’ Dour e Claudio Baglioni. Un evento musicale diverso dai molti che l’ hanno preceduto anche qui in Italia, per quella sua finalità che ha chiamato a Torino migliaia di giovani. Una risposta corale, impegnata e civile per la quarta delle quindici tappe del Concert for Human Rights Now! Messaggio musicale E’ stato detto che questo messaggio musicale vuole essere non una retorica e banale celebrazione del quarantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’ uomo, ma qualcosa di più, una vera e propria rivendicazione. Va detto che la scenografia del vecchio stadio Comunale ieri non contraddiceva affatto il proposito: un gigantesco palco incorniciato in due quinte sulle quali era stato dipinto un mappamondo verde in un mare azzurro come il cielo contro il quale si levavano le bandiere di Amnesty con l’ inconfondibile simbolo dell’ uomo in catene. La grande cornice dello stadio era suggestiva, una gigantesca macchia di colori, un pubblico stupendo, da grandi occasioni. I fans di Sting e del boss, che nella notte avevano vegliato amorevolmente davanti agli alberghi torinesi nei quali un servizio d’ ordine rigoroso aveva vigilato sulla incolumità delle star, verso le 13 hanno letteralmente invaso il Comunale, aspettando pazientemente l’ evento, l’ occasione irripetibile di un così prestigioso mix di grandi della musica pop. Un’ attesa ben ripagata e, tutto sommato, anche motivata da propositi nobili. Perché nell’ antistadio in molti si sono soffermati davanti alla mostra allestita da Amnesty per ricordare la necessità costante di tenere vivo l’ impegno contro tutte le ingiustizie che ancora oggi si consumano ai danni dell’ uomo. Qualche cifra illuminante: oggi, alle soglie del Duemila, ben ottantacinque governi perseguono i reati d’ opinione e sessanta praticano la tortura come all’ epoca della più bieca schiavitù. Nei pressi di questa mostra a migliaia hanno sottoscritto gli appelli di Amnesty e le petizioni per la liberazione di uomini attualmente in carcere per reati d’ opinione, dal Brasile, alla Cecoslovacchia, alla Siria, alla Cina, al Vietnam (tutti casi, questi, di cui attualmente è incaricato di occuparsi un gruppo torinese di Amnesty). Lo sponsor americano Reebok aveva fatto affidamento sulla partecipazione di alcuni prestigiosi nomi della moda e dello spettacolo in una vip area appositamente allestita; altrettanto aveva fatto Amnesty con la Hospitality area destinata ad accogliere politici, uomini di cultura, industriali. Ma ieri non era proprio aria per queste concessioni. Il tipo di spettacolo lasciava veramente poco alla mondanità, per cui non molti si sono accorti che in tribuna c’ era solo il sindaco, Maria Magnani Noya e qualche altra personalità locale. Almeno fino a notte, dopo di che alla spicciolata sono arrivati altri esponenti della politica, dello spettacolo, dell’ industria. Pochi per la verità, con un pizzico di vecchia Juventus rappresentata da Bettega e Bonini. Contro la curva Filadelfia si stagliava un cartello sul quale si poteva leggere questo messaggio: We can be heroes just for one day. Eroe di un giorno di settembre come quello di ieri che alle 5 in punto della sera ha visto esplodere lo stadio già alle prime note corali di Give up stand up urlate dai sei che, come a Londra, Parigi e Budapest, hanno esordito insieme, sommersi da un uragano di applausi. E’ toccato poi alla voce libera del Senegal, Youssou N’ Dour, aprire la parte ufficiale del concerto con la sua splendida voce dalle ancestrali tonalità africane. Aria tempestosa C’ era tuttavia nell’ aria una certa elettricità, un nervosismo che minacciava tempesta. Ad alimentare questo clima erano state le polemiche sollevate dalla inclusione di Baglioni nel cast come voce dell’ Italia per un concerto dalle forti tinte politiche e dall’ indiscutibile impegno civile. Perché proprio Baglioni? Si erano chiesti in molti. Quali titoli e quali precedenti può vantare? E così quando l’ autore di Piccolo grande amore è apparso sulla scena, dopo l’ intervallo seguito all’ esibizione di Youssou N’ Dour, è stato accolto da una bordata di fischi. Mentre volavano sul palco ortaggi e migliaia di mani si levavano in alto con tutte le dita piegate a pugno tranne il medio. Poi, quando un Baglioni, pallido come uno straccio, si è un po’ sciolto sul terreno a lui congeniale della melodica Strada facendo almeno una parte del pubblico ha mostrato meno ostilità. Si sono creati due fronti tranquillamente contrapposti, impegnati ad applaudire e a fischiare. Ma ormai la situazione era irrimediabilmente compromessa e il povero Baglioni, così malamente giocato da chi incautamente aveva spinto per avventurarlo in questo tipo di concerto, ha dovuto a tratti disertare la scena per sottrarsi alle intemperanze di un pubblico che non gli ha perdonato un atto di tardivo coraggio forse non del tutto disinteressato. E quando ha concluso con Ninna nanna e altri motivi non ha neppure avuto il privilegio di farsi applaudire dai vip arrivati allo stadio intorno alle 20. Con parsimonia, forse meno del previsto, con delusione dei cronisti mondani. A quel punto la serata è entrata nel vivo con Tracy Chapman che ha incendiato letteralmente lo stadio, facendo dimenticare la parentesi Baglioni al quale il pubblico ha comunque tributato un applauso. Giusto perché se ne andava ha commentato qualche maligno. Ma già la voce della Chapman, bella e sofferente, si levava nella sera incipiente con Across the lines accompagnata dal ritmo di migliaia di mani. Solitaria sull’ immenso palco, con la sua chitarra la Chapman ha ipnotizzato il pubblico. Da quel momento la serata ha preso a scivolare senza altri inconvenienti. La Chapman ha proseguito con For my love e poi si sono esibiti tutti gli altri in un crescendo di applausi. Ormai si era instaurato un solido feeling col pubblico e con Peter Gabriel, Sting, e con il Boss Springsteen è stata una vera e propria apoteosi. Il trionfo della musica e forse d’ un impegno civile che ha fatto memorabile la serata di ieri.

Share

“Live Aid” ovvero il potere del rock

Fonte: “Repubblica

di Gino Castaldo

Senza dubbio il 1985 della musica pop verrà ricordato come l’ anno di Live Aid, ovvero il momento in cui il rock ha preso coscienza del suo enorme potere. Tutto è cominciato alla fine dell’ anno scorso, quando l’ èlite del nuovo rock inglese ha deciso di realizzare un disco in favore delle popolazioni colpite dalla fame in Etiopia (Do they know it’ s christmas). Da allora c’ è stata una progressione geometrica che ha portato rapidamente all’ analoga iniziativa americana (We are the world) e poi al gigantesco concerto del 13 luglio, trasmesso in diretta in ogni angolo del mondo. Un buon modo per festeggiare un importante anniversario del rock, che proprio trent’ anni fa urlava al mondo la sua fragorosa nascita col selvaggio bacino roteante di Elvis, e soprattutto di mostrare nel modo più netto l’ indiscutibile maturità raggiunta dalla cosiddetta musica giovanile sia sul piano artistico (e la maratona di Live Aid l’ ha dimostrato in modo perentorio), sia sul piano della coscienza civile. E’ stato il rock, seppure per una giornata, l’ unico linguaggio capace di trasformare il mondo in un unico sterminato villaggio, per l’ appunto il villaggio globale prefigurato dai teorici delle comunicazioni di massa, forse un preludio di una forma di spettacolo che si ripeterà in futuro. Per la prima volta, i musicisti hanno avuto la consapevolezza dell’ enorme potenziale che il rock ha accumulato in tutti questi anni, perfino con una certa arroganza, come traspare dalle parole di Sting (altro grande protagonista del 1985 col suo disco The dream of blue turtles, e la trionfale tournèe mondiale): “Con “Live Aid” siamo riusciti a dimostrare che i media possono essere usati a fin di bene. Abbiamo anche imparato ad ignorare il sistema politico. In effetti lo abbiamo contestato, in quanto questo sistema è stato incapace di affrontare il problema della fame”. Comunque sia, Live Aid ha creato una vera e propria febbre. In un susseguirsi di iniziative si sono mobilitati artisti di ogni paese, dagli ultraconservatori tipo Iglesias agli stessi africani, dall’ Italia (dove è stato realizzato un Volare che stupisce alcuni tra i più noti protagonisti della nostra canzone) fino ai paesi dell’ Est. E il gioco continua in questi ultimi scorci dell’ anno, ma questa volta scagliato con più durezza contro il regime razzista del Sudafrica. L’ idea nasce da una proposta del chitarrista Steve Van Zandt e si intitola Sun city, anch’ esso un brano interpretato da un collettivo, con molti grossi nomi del rock, da Springsteen a Lou Reed, da Dylan a Miles Davis. Chiusa questa parentesi, possiamo dire che il personaggio dell’ anno è stato certamente Bruce Springsteen, l’ ultimo dei grandi eroi del rock’ n’ roll. Il suo disco, Born in the Usa è letteralmente esploso in tutto il mondo (solo in America ha venduto 8 milioni di copie) e il tour europeo ha confermato le sue incredibili doti di trascinatore in concerto. Altro personaggio di grande rilievo è stato Sting, che è riuscito a imporre a livello di massa un rock colto e raffinato e, sul piano meramente discografico, Prince, il cui album Around the world in a day è uno dei lavori più affascinanti di questi mesi. Per quanto riguarda le donne, il personaggio che ha dominato il 1985 è stato Madonna, un fenomeno esploso in America e che per ora ha solo lambito l’ Italia. E in Italia? Ahimè, il festival di Sanremo ha incoronato i Ricchi e Poveri e ha confermato il pessimo stato della nostra industria discografica, con produzioni scadenti e una generale incapacità ad uscire da una crisi che ormai l’ attanaglia senza apparenti vie d’ uscita. Caso a parte fanno i grossi nomi della canzone d’ autore, il cui rapporto con l’ industria è di sempre maggiore autonomia. Anche nel 1985 hanno realizzato dei buoni dischi, ma è sempre più netta la sensazione di una crisi generazionale, di identità e di ruolo. De Gregori (con Scacchi e tarocchi) ha reagito cercando di recuperare le radici e quel senso di realtà tipico dei cantautori degli anni 70; per Pino Daniele una pausa di riflessione alla ricerca della buona musica e di stimolanti incontri con musicisti stranieri; Battiato, traducendo le sue canzoni in inglese, ha tentato la strada del mondo anglosassone; Vecchioni si è rifugiato in intimità e piccole storie, e si potrebbe continuare. Chi, invece, non sembra soffrire alcuno smarrimento è Claudio Baglioni. Per quanto riguarda il panorama italiano, il 1985 è stato il suo anno. Il disco ha superato le ottocentomila copie, cifra da record, almeno in questi tempi di vacche magre, e ha portato la sua musica dal vivo in un trionfo inarrestabile. Dal canto loro i teenager nostrani sembrano sempre più decisi a ricreare le più esasperate forme di divismo, e per tutto questo anno le riviste musicali hanno aumentato le tirature pubblicando a ripetizione foto dei Duran Duran, Spandau Ballet e Wham.

Share

Calde notti di musica

Fonte: “Repubblica

RAVENNA E UMBRIA JAZZ, DUE PRESTIGIOSI APPUNTAMENTI ZAWINUL SOLO SOLO E JARRETT IN TRIO LE perle dell’ edizione 1985 di Ravenna Jazz (4, 5 e 6 luglio) sono il concerto solo di Joe Zawinul, tastierista e co-fondatore insieme a Wayne Shorter dei Weather Report, il ritorno del Modern Jazz Quartet, e soprattutto l’ attesissima esibizione di Keith Jarrett in trio con Gary Peacock e Jack De Johnette. Il concerto sarà prevedibilmente di notevole livello. Ricordiamo che Jarrett, a sorpresa, dopo una lunga estenuante ricerca in territori di confine tra l’ improvvisazione pop-jazzistica e quella classico-contemporanea, ha inciso due album in trio eseguendo standard jazzistici, riuscendo a riportare la sofisticata poesia del suo linguaggio nei temi più celebri del jazz classico. E’ stato un salutare ritorno alla freschezza dell’ invenzione jazzistica, dopo un percorso piuttosto travagliato che gli aveva tolto una parte dei numerosissimi consensi che aveva acquisito negli anni. Perfino la critica, di solito soggiogata dal suo fascino, aveva espresso riserve sulle sue recenti produzioni. Ed ecco l’ occasione per rivedere un Jarrett più disinvolto, più divertente, più comunicativo, più disponibile a festeggiare la musica col piacere dell’ invenzione. (g.c.) IL “GIGANTE” DAVIS IN PIAZZA A PERUGIA DAL 5 AL 14 LUGLIO ritorna puntuale “Umbria Jazz” con la sua grande bouffe di concerti. Tra le cose interessanti ricordiamo la “Charlie Haden Liberation Orchestra”, “Jaco Pastorius”, “Fats Domino”, “Airto Moreira” e “Steve Ray Vaughan”, più tutta una serie di classici che non mancano mai a questo appuntamento: “Art Blakey”, “Horace Silver”, l’ orchestra formata dai reduci della band di Count Basie. Svetta su tutto il programma (basato come è noto sul pacchetto che ogni anno George Wein diffonde per l’ Europa, senza molta possibilità di scelta) la presenza di “Miles Davis”, che suonerà a Perugia il giorno 7, domenica. Anche se grazie alla televisione ormai siamo abituati a vederlo in concerto (considerato che per alcuni anni Davis è rimasto lontano dalle scene, ingigantendo l’ irraggiungibilità del suo mito), assistere ad una sua performance rimane una delle cose più importanti per gli appassionati del jazz. C’ è anche da considerare che il concerto dello scorso anno, e ancor più il suo nuovo album, mostrano un Davis ringiovanito, pieno di idee nuove e soprattutto di voglia di suonare. Quanto basta per fare di questo appuntamento un’ occasione da non perdere. (g. c.) MA GLI AFROAMERICANI SONO ANCHE A ROMA RACCOMANDATI: HERMAN DOMINO E RAY CHARLES IL FESTIVAL jazz di Roma è sicuramente una delle proposte più interessanti di questa turbinosa estate musicale. Woody Herman (21 luglio) porterà la sua orchestra in Italia, facendo rivivere, speriamo, una grande era di big band, di cui purtroppo non esistono quasi più i grandi leader. Tra un “Four brothers” (il prezzo che Jimmy Giuffre scrisse appositamente per la sua orchestra) e un “Caledonia” Woody Herman presenterà una delle poche big band riuscite a prosperare nel dopoguerra, grazie alla sua duttilità, e a quello che gli storici hanno definito come una sorta di pragmatismo musicale, fondato sull’ artigianato, sul rispetto dei solisti e, naturalmente, su una geniale capacità di proporre brani di ogni genere. Con Fats Domino (22 luglio) torniamo indietro alle radici del rock’ n’ roll, a quel sottile punto di raccordo che all’ alba del rock unì il blues afroamericano, quello urbanizzato, e il country bianco, dando la genesi del rock’ n’ roll e l’ inizio di una delle più straordinarie avventure musicali di tutti i tempi, avventura che continua tuttora nel rock contemporaneo. E’ unanimamente riconosciuto come il padre della soul music e di tutta la moderna black music. Ray Charles (23 luglio) è anche uno dei più grandi interpreti della canzone, capace di cantare al massimo livello il blues, il vocalismo jazz, il gospel, il rock o le più sofferte ballad. Ascoltarlo dal vivo è un’ esperienza unica e fondamentale per chiunque voglia toccare con mano una delle più grandi lezioni di stile che si possano immaginare. Un pezzo di storia della musica, vivo e ancora pronto ad entusiasmare il pubblico. (g.c.) DEGNAMENTE RAPPRESENTATI IL ROCK, LA NEW WAVE CON GRUPPI E CANTAUTORI ITALIANI FATE LARGO A SIOUXIE SE SI deve parlare di look certamente quello di Siouxie Sioux è uno di quelli che maggiormente hanno influenzato il modo di vestire delle ragazze amanti dello stile “dark”. Ma non si tratta solo di abbigliamento, quanto di musica, sottile, sensuale, moderna, originalissima, che Siouxie ed i suoi Banshees, una delle formazioni che ha dato vita al punk in Inghilterra, propongono in Italia dal 12 al 20 luglio toccando tra le altre città Firenze il 15, Napoli il 18 e Taranto il 20. Siouxie propone uno show in cui tenta di dar definizione alla new wave, al rock degli anni ottanta, ad una musica misteriosa e cruda, che si è lasciata alle spalle la tradizione del rock. I suoi concerti sono da non mancare, ricchi di una spettacolarità semplice ed oscura. (e.a.) ORNELLA, PAOLI E DALLA MA IL PIU’ ATTESO E’ ROSSI LA TOURNE ià sta riscuotendo un grande successo in Italia è quella di Claudio Baglioni. Il cantautore romano, attualmente fermo a causa di problemi con la voce, porterà in tutta Italia il suo spettacolo fino alla fine di agosto, proponendo dal vivo i brani del suo nuovo album. Baglioni è il personaggio di punta di questa estate musicale italiana, ma anche molti altri musicisti e cantanti del panorama nazionale, come ogni anno, sono in tour per tutta l’ estate. Vasco Rossi è sicuramente il più atteso: amato dal pubblico dei giovanissimi e particolarmente efficace in concerto, Rossi aprirà la sua tournèe il 20 luglio a Cagliari, per proseguire quindi fino alla metà di agosto e riprendere i concerti in settembre. Oltre ai più famosi cantautori nazionali, come Dalla, Guccini, Locasciulli, Ron, tutti in tour nei mesi di luglio ed agosto, sono in concerto anche i due più famosi gruppi del vecchio rock italiano, entrambi con i nomi ormai accorciati, ovvero il Banco e la P.F.M. Anche Gianna Nannini gira per tutto il sud fino ai primi giorni di agosto, accompagnata dalla sua band; mentre tra i “nuovissimi” c’ è da segnalare il tour di Enrico Ruggeri, che avrà inizio il 18, quello di Raf, che inizierà il 13, lo spettacolo di Scialpi, curioso per molti versi, che è in programmazione per luglio ed agosto. Ornella Vanoni e Gino Paoli tornano a proporre il fortunato spettacolo Insieme, per poche repliche ancora, delle quali ricordiamo quella al Bandiera Gialla di Rimini, uno dei locali più attivi dell’ estate, il 18, mentre sul fronte opposto, quello del nuovo rock italiano, da seguire sono i concerti dei Litfiba, in programma per tutto il mese di luglio. (e.a.) DA INGHILTERRA E USA UNA PACIFICA INVASIONE LUGLIO è ormai da anni il mese del rock in Italia, con la consueta pacifica “invasione” di gruppi inglesi ed americani per i concerti estivi. Quest’ anno la stagione del rock è tutta inglese, e due festival, a Milano il 15 ed il 16 luglio ed a Roma, dal 17 al 20, presenteranno alcune delle formazioni più in vista delle ultime generazioni rock e new wave britanniche. Il programma di entrambi i festival vede la partecipazione di gruppi come i “Cure”, capitanati dal chitarrista e cantante Robert Smith, musicista intelligente ed originale; poi ancora gli “Associates”, attenti all’ elettronica come alle nuove tensioni “sentimentali”, e soprattutto i “Working Week”, una formazione composta da ex jazzisti ed appassionati di musica nera, che sta riscuotendo un grandissimo successo in tutta Europa. I “Working Week” sono in tour in Italia dal 15, quando prenderanno parte al Festival Jazz di La Spezia, fino al 20, ed il loro spettacolo è da non mancare. Da seguire con attenzione è anche il nuovo tour dei “Dissidenten”, una formazione arabo-tedesca che mescola melodie arabe a ritmiche funk, nel solco della ricerca aperta dai Talking Heads. Il gruppo è in tour in Italia dall’ 8 al 15 e si esibirà anche a Modena, Firenze, Lucca, Umbertide. Un singolo appuntamento, di grandissimo interesse, è quello con “Kip Hanrahan” ed il suo spettacolo “Desire Developes an Edge”, che vede al suo fianco il redivivo Jack Bruce (mitico componente dei Cream) e Steve Swallow. Il 16 a Roccastrada (Grosseto), Kip Hanrahan metterà in scena una singolare fusione di jazz, ritmi latino, free, sperimentazioni, poesia, una delle più originali esperienze musicali di questi anni. (e. a.) DAL 7 AL “BALLO, NON SOLO…” DI ROMA SIA GLORIA A JORGE BEN E A TUTTI I BRASILIANI SIGNORI, il ritmo. Da domenica, per il terzo anno consecutivo, alcuni fra i più popolari musicisti brasiliani sbarcano in Italia. In programma sul palcoscenico romano di Ballo, non solo… i concerti di Jorge Ben (domenica sera), di Alcione (lunedì 8), di Gal Costa (martedì 9) e di Joao Gilberto (mercoledì 10). Sarebbe un vero problema analizzare a fondo quattro caratteri, quattro generi musicali di personaggi così differenti tra loro. Potremmo riassumere facilmente il tutto accomunandoli con la musica popolare del Brasile, con il calore, il ritmo che non significa necessariamente gioia di vivere e allegria. Jorge Ben è il samba, coinvolgente, leggero e moderno; è la semplicità, è tanti strumenti, è l’ ottimismo. Joao Gilberto, schivo e intimista, è la voce del Brasile, il numero uno, il padre della bossa nova che difficilmente si concede. Alcione è la voce delle scuole di samba è cantante e trombettista: “E’ una cantante che può permettersi qualunque cosa” come ha detto di lei Maria Bethania. E infine Gal Costa, ovvero voce e sensualità, canzoni di grandi autori brasiliani e presenza scenica. “Quando canto la gente sente la donna, il sesso” dice di sè. (l.pu.) IL 13 A LONDRA E A NEW YORK TANTISSIME ROCKSTAR UNITE PER L’ ETIOPIA IL programma è di quelli che rendono un’ occasione come questa davvero “storica”: in una sola sera, allo stadio di Wembley a Londra, il 13 luglio, per raccogliere altri fondi per l’ Etiopia, si esibiranno nella più spettacolare notte del rock da molti anni in qua, David Bowie, Paul McCartney, Elvis Costello, Elton John, Dire Straits, Queen, Sting, Wham, U2, Ultravox, Boomtown Rats, Pretenders, Nick Kershaw, Adam Ant, Sade, e, riformatisi per l’ occasione, gli Who di Pete Townshend. Contemporaneamente in America, su di un altro palco, saranno presenti Duran Duran, Mick Jagger, Eric Clapton, Stevie Wonder Paul Simon, Tears For Fears, Neil Young, Billie Ocean e altri musicisti a sorpresa. Naturalmente trovate i biglietti per la serata londinese è impossibile, ma la notte del 13 gli appassionati del rock saranno sicuramente tutti a casa, a seguire la diretta televisiva che RaiTre manderà in onda. (e.a.) UN FESTIVAL REGGAE IL SAPORE DEI CARAIBI MUSICA caldissima ed ipnotica, ritmi sensuali ed affascinanti, armonie e melodie che hanno il sapore dei Caraibi e la facile comunicativa della musica popolare: il reggae, finalmente approda in Italia con un festival, dal 14 al 16 luglio a Roma, che vuole presentare alcuni degli artisti giamaicani più popolari e famosi, musicisti di grandissimo valore che, nel nostro paese, ancora non hanno conosciuto quel successo che invece in tutta Europa è stato loro tributato in diverse occasioni. Tra i molti festival estivi questo è senza dubbio uno dei più interessanti, non solo per i personaggi che vi prendono parte, i Third World, Sly and Robbie, Gregory Isaacs, Barrington Levy, quanto per l’ insieme della proposta che raccoglie anche formazioni italiane e “toaster” giamaicani. La musica giamaicana, dalla morte di Marley in poi, ha avuto poco spazio sulle nostre piazze, e Reggaestate ‘ 85, questo è il titolo della rassegna, viene a coprire una lacuna considerevole e con un programma di tutto rispetto: i Third World infatti sono una delle band più affermate a livello internazionale della musica giamaicana, forti delle collaborazioni avute nel corso degli anni con personaggi del calibro di Stevie Wonder e dei Jacksons, un gruppo che ha alle spalle una solida maestria tecnica ed un repertorio in cui reggae, funk rock e soul vengono fusi in maniera ineccepibile; Gregory Isaacs poi, è da molti considerato il Marvin Gaye giamaicano, la stella più luminosa del panorama musicale dei Caraibi, autore e cantante di grandissime doti; per non dimenticare poi Sly Dunbar e Robbie Shakespeare, che con le loro collaborazioni con Bob Dylan, Rolling Stones, Grace Jones e molti altri, sono tra i musicisti più richiesti della scena mondiale. (e.a.)

Share